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La chirurgia estetica in Italia ed il turismo sanitario: l’urgenza di un modello di riforma integrata

La chirurgia estetica in Italia ed il turismo sanitario: l’urgenza di un modello di riforma integrata

La chirurgia estetica in Italia ed il turismo sanitario: l’urgenza di un modello di riforma integrata

Autore: Cav. Avv. Laila Perciballi

Un sogno di bellezza non può e non deve trasformarsi in una condanna a morte. Eppure, in Italia, un numero crescente di persone sta perdendo la vita durante interventi di chirurgia estetica. Questa disciplina, orientata al benessere psico-fisico, attraversa una profonda crisi di fiducia, segnata da un allarmante aumento di eventi avversi gravi e decessi. Il biennio 2024-2025 ha evidenziato falle sistemiche drammatiche. I casi di Simonetta Kalfus, Margaret Spada e Ana Sergia Alcivar Chenche, decedute per liposuzione e rinoplastica, non sono fatalità isolate, ma la manifestazione di un problema complesso che coinvolge norme, prassi clinica e cultura sociale.

Questo studio rivela tre ferite aperte nel sistema. La prima è un'impunità di fatto: un meccanismo sanzionatorio che, a causa dei ricorsi quasi automatici alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), permette a medici sanzionati dagli Ordini di continuare a operare per anni. La seconda è una "terra di nessuno": una giungla di strutture abusive e cliniche improvvisate, prive degli standard di sicurezza basilari. La terza è l'illusione digitale: la disinformazione martellante sui social media che, con pubblicità ingannevoli, banalizza interventi complessi, nascondendone i rischi. Di fronte a questa emergenza, non basta l’indignazione. È urgente un piano di riforma basato su tolleranza zero, vigilanza capillare, trasparenza digitale e, soprattutto, un'alleanza vera tra medici e pazienti. Per non piangere più altre vittime.

1. La falla normativa: l’effetto sospensivo della CCEPS

Un fattore primario di rischio risiede nel meccanismo di appello contro le sanzioni disciplinari. Un medico sospeso o radiato dal proprio Ordine può presentare ricorso alla CCEPS. Tale ricorso, avendo effetto sospensivo, gli consente di continuare a esercitare fino alla pronuncia definitiva. L'efficacia della sanzione è, di fatto, neutralizzata. Dati recenti del Ministero della Salute (2024) indicano che circa 200 sanitari operano nonostante provvedimenti a loro carico. La CCEPS, inoltre, soffre di un arretrato di circa 900 ricorsi, prolungando uno stato di potenziale pericolo. Il caso di Simonetta Kalfus (deceduta a marzo 2024) è paradigmatico: il chirurgo che la operò era già stato condannato per lesioni colpose, ma era pienamente operativo proprio grazie a questo meccanismo.

2. Rischi emergenti: abusivismo e disinformazione digitale

Accanto alle criticità ordinistiche, emergono due rischi esterni. Il primo è l’abusivismo. Il caso di Ana Sergia Alcivar Chenche (deceduta a giugno 2025) ha svelato un mercato sommerso di cliniche che operano in spregio alle normative; la struttura in cui è avvenuto l’intervento era priva di autorizzazione da un decennio. Tali contesti mancano dei requisiti minimi di sicurezza e di protocolli per le emergenze, rendendo cruciale un potenziamento dei controlli dei NAS. Il secondo rischio è la comunicazione ingannevole sui social media. Piattaforme come TikTok e Instagram sono diventate veicoli per una pubblicità che banalizza l'atto medico, presentandolo come un bene di consumo. La paziente Margaret Spada (deceduta a novembre 2024) ha scelto il professionista tramite un’inserzione social che prometteva un intervento "mini-invasivo". Le indagini hanno poi rivelato l'assenza di cartella clinica e consenso informato, mostrando una correlazione diretta tra comunicazione deregolamentata e pratica negligente.

 

3. La cultura della sicurezza e la responsabilità condivisa

La responsabilità è diffusa, imputabile a un collasso della cultura della sicurezza. La chirurgia estetica impone al medico un dovere di diligenza rafforzato, che include una comunicazione trasparente sui rischi reali. Interventi come la liposuzione sono da considerarsi chirurgia maggiore e devono essere eseguiti solo in contesti che garantiscano standard di sicurezza non derogabili (SIAARTI, 2025). Al contempo, è necessaria un'alfabetizzazione sanitaria (health literacy) che renda il paziente un attore consapevole. La scelta non può basarsi sul costo o sulla pubblicità. Fattori psicologici, come la pressione verso un ideale estetico irraggiungibile, possono indurre a scelte affrettate, sottovalutando i pericoli di qualsiasi atto chirurgico.

 

4. Turismo sanitario, sempre più italiani si affidano a Paesi esteri per odontoiatria e tricologia

Dietro al fenomeno del turismo sanitario ci sono cause da indagare e rischi da non sottovalutare. I dati EUROSTAT 2025 indicano che i costi medici in Italia sono fra i più elevati d’Europa, con il 22,3% delle spese sanitarie a carico diretto delle famiglie. L'indagine EURISPES Rapporto Italia 2025 rivela un dato allarmante: il 26% degli italiani ha rinunciato a cure dentistico-odontoiatriche.

Ebbene, la salute non può essere un volo Low Cost, è un tema di dignità umana. Il sorriso è il nostro biglietto da visita. Se l'odontoiatria è al quarto posto tra le cure a cui si rinuncia, significa che per troppi curarsi è un lusso proibito. E’ necessaria una solida odontoiatria sociale e l'inserimento dell'igienista dentale nel SSN. La prevenzione non è un costo, ma un investimento per evitare interventi costosi come l'implantologia che pesano sulle famiglie e sullo Stato. Come insegnava il Prof. Paolo Cendon, la fragilità non deve diventare invisibilità.

5. Il fenomeno dei trapianti di capelli e il low cost

Albania, Turchia, Dubai e Nord Africa sono le nuove frontiere. Il problema delle cliniche low-cost risiede spesso nel fatto che chi opera non è un medico, ma esecutori giovani che agiscono su base imprenditoriale.

  • Rischi: Perdita del rapporto di fiducia, post-operatorio gestito da call center commerciali e utilizzo di materiali privi di marchio CE o protocolli di sterilizzazione non certificati.
  • Tricologia (Turchia): Il caso di Martyn Latchman (2025), deceduto a Istanbul per un trapianto da 1.700 euro, ha svelato i pericoli di shock anafilattici e necrosi cutanea in strutture prive di medici qualificati.
  • Odontoiatria (Albania): Il caso di Simone Del Vecchio (2024), colpito da quattro arresti cardiaci dopo l'estrazione di 20 denti in una seduta, simboleggia la pericolosità della mancanza di anamnesi cardiologica.

 

6. Proposte di riforma e conclusioni

Per fronteggiare la crisi, si propone un modello di intervento radicale:

  • Riforma sanzionatoria: immediata esecutività delle sanzioni emesse dagli Ordini.
  • Intensificazione della vigilanza: aumento delle risorse per i NAS.
  • Regolamentazione pubblicità: linee guida stringenti con AGCOM contro l’illusione digitale.
  • Uffici di Conciliazione: istituire presso ogni Ordine un ufficio conciliazione obbligatorio con un collegio di conciliatori esperti (professionista, cittadino, struttura, assicurazione, ordine) per soluzioni stragiudiziali rapide.

Scegliere l'Italia significa affidarsi alla Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) che garantisce trasparenza (cartella clinica in 7 giorni), responsabilità contrattuale della struttura e assicurazione obbligatoria. Inoltre, è importante ricordare che scegliendo di curarsi all'estero (Extra-UE), dal 2025 si  perde il rimborso IRPEF del 19% e si va incontro a un'odissea legale dai costi proibitivi.

 

7.  Cosa fare per essere risarciti?

Se l'operazione è avvenuta in Italia e qualcosa è andato storto, è bene rivolgersi ad un professionista esperto in questa materia che sarà guidare il cammino per la tutela dei propri diritti lesi. In ogni caso, è bene sapere i passi legali fondamentali:

  1. Accesso agli Atti: Richiedere immediatamente la cartella clinica completa e i consensi informati. È un diritto inviolabile ricevere copia entro 7-30 giorni.
  2. La Perizia Medico-Legale: Incaricare un consulente di parte (medico legale e specialista) per accertare il nesso di causalità tra l'intervento e il danno. In Italia, la prova dell'errore è la chiave del successo.
  3. L’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP): La legge favorisce (o vorrebbe favorire) la conciliazione. Un consulente nominato dal Giudice valuta il danno in tempi brevi per trovare un accordo economico con l'assicurazione, evitando anni di causa.
  4. Prescrizione Lunga: Hai fino a 10 anni di tempo per chiedere il risarcimento alla struttura sanitaria (Responsabilità Contrattuale).
  5. Intervento all'Estero: Se si è tornati con complicazioni, è bene recarsi subito in un ospedale pubblico italiano. Il referto del Pronto Soccorso sarà la  prima prova legale. E’ bene ricordare che per danni all'estero è necessario fare causa nel paese della clinica, affrontando costi di riparazione che spesso triplicano l'investimento iniziale.

In conclusione, la mortalità e il danno in chirurgia non sono un destino ineluttabile, ma il risultato di comportamenti a volte sconsiderati. La Salute non è e non deve essere un Viaggio Low-Cost.

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